La domenica, intesa come momento festivo qualsiasi, è per antonomasia il giorno del relax, del divertimento, del recupero delle energie, degli hobby, degli affetti.

Ma siamo sicuri che rappresenti questo proprio per tutti?

Assolutamente no!

 

La domenica, intesa come momento festivo qualsiasi, è un giorno particolare per chi vive un disagio legato a problematiche personali, relazionali, familiari.

 

E’ sempre più frequente, nella pratica clinica come nella normale esperienza di vita quotidiana, imbattersi in persone che, in prossimità delle festività, così come nel weekend, lamentano sintomi che vanno dall’esaurimento fisico all’insonnia, dal mal di testa alla mancata capacità di concentrazione, sperimentano sensazioni di vuoto, di tristezza, paura della solitudine, inquietudine, ansia.

Per quanto tutto questo possa sembrar paradossale, agli occhi di chi si occupa di salute mentale questo fenomeno strano non lo sembra affatto.

 

Rallentando il ritmo lavorativo, si ha più tempo per “pensare”.

Potremmo definirlo un puntuale incontro/confronto con noi stessi in cui si valuta la qualità degli affetti, si ripensa ai recenti cambiamenti, si riflette sulle relazioni, si rimugina, invano, sul passato, si ci preoccupa, eccessivamente, per il futuro.

 

Si fa una sorta di bilancio tra la vita che vorremmo avere e quella che abbiamo.

 

Quando l’expectation gap, vale a dire la differenza tra le aspettative di come dev’essere la realtà e la realtà stessa, è troppo grande, ecco che sopravvivere ai giorni di festa può diventare davvero complesso, trasformando momenti preziosi in giornate appesantite da un ingombrante senso di inadeguatezza che si ripercuote nella sfera emotiva tanto quanto in quella psico-fisica.

 

Che si tratti di semplici difficoltà o grandi problemi, decidere di prendersene cura oggi, in un modo diverso da come si è fatto finora, è un buon inizio per cambiare le cose e tornare a stare bene.

 

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose“