“Che ansia!”

Quante volte al giorno lo sentiamo dire?

E quante volte ci capita di essere noi i primi a fare quest’esclamazione?

Fedele compagna di vita, o ingombrante presenza che la limita, oltre ad essere la seconda parola più cliccata sul web, la parola “ansia” è diventata parte integrante della nostra quotidianità.

 

Innumerevoli studi confermano che l’ansia, intesa come una complessa combinazione di una serie di modificazioni fisiologiche e psicologiche che si manifestano in risposta a stimoli rilevanti e/o potenzialmente nocivi, è una risposta adattiva che svolge un preciso ruolo nel funzionamento generale dell’individuo, rafforzando le capacità operative del soggetto nel risolvere una situazione.

Quand’è allora il momento di iniziare ad occuparsene?

Sicuramente quando ci rendiamo conto che la sua intensità aumenta al punto tale da interferire con le nostre attività quotidiane, quindi quando paure, preoccupazioni, agitazione, assumono un carattere pervasivo e incontrollabile, tale da impattare negativamente sul funzionamento psicosociale dell’individuo.

E’ questo il caso in cui da adattiva la nostra ansia è diventata patologica.

Cosa fare?

Entrare nell’ottica che prendersi cura della propria salute mentale è importante tanto quanto prendersi cura della propria salute fisica è un ottimo inizio.

Esattamente come quando abbiamo un dolore fisico e ci rivolgiamo al nostro medico per guarirne, per risolvere un disagio psicologico è fondamentale non sottovalutarlo e rivolgersi ad un esperto, con l’aiuto del quale saremo in grado di liberarcene.

 

“Lloyd, la vita è un pendolo che oscilla tra ansia e delusione”

“Tutto questo ottimismo di prima mattina mi sorprende, sir”

“Ironia o no… cosa dovrei pensare in questo periodo nero?”

“Che a ragionar troppo di pendoli ed orologi, si finisce per guardare il tempo anziché viverlo, sir”

“Quel che sto vivendo non è un granché, Lloyd”

“Motivo per cui bisogna usare il tempo per cambiarlo, sir”

“Il pendolo però rimarrà sempre quello”

“Ma sarà lei a non oscillare più, sir”